EVVIVA L'ITAGLIANO

martedì, 13 maggio 2008

"A me mi non si dice, ma però io lo dico perché è più meglio"

Napo®

ed estuche scrisse alle 11:34 -
riempiendo i buchi assurdità, pillole o supposte di italiano, il critico come artista
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Various mistakes

venerdì, 06 aprile 2007

logoFarmacistiIn direttissima dalla Farmacia “dove lavora Wonder Woman” (quante stupidaggini si dicono pur di non fare nomi…!) ecco a voi le ultime pillole (o supposte, fate voi!) appena sparate dai suoi fedelissimi clienti…

 

Stamattina ce n’è per tutti i tipi.

 

Cliente: “Scusi, può darmi un VICKS ANALE?”

Dottore: “Come dice, scusi?”

Cliente: “Sì, mi servirebbe un VICKS ANALE”.

 

Successivamente sì è arrivati alla conclusione che si stesse parlando del VICKS INALANTE.

 

 

Cliente: “Dottò, m’è dà nu PERANAPER?”

(Dottore, può darmi un PERANAPER?)

Dottore: “Un cosaaa??”

Cliente: “Dottò, nu PERANAPER!!”

(Dottore, un PERANAPER!!)

Dottore:PERANAPER?? E cos’è, un medicinale nuovo?”

Cliente: “Com’è dottò, è ‘na vita che piggjh u PERANAPER!!”

(Ma che dice, dottore! È una vita che prendo il PERANAPER!!)

Dottore: “Scusi, mi scrive un po’ il nome di questo medicinale su questo fogliettino, per favore?”

 

La scritta enunciava: XANAX.

Il buon uomo voleva uno XANAX che lui leggeva molto più facilmente con PERANAPER… molto meglio di XANAX, no??

 

Cliente: “Signò, per caso canuscit qualcun che c’serv nu guardian p' li vacc??”

(Signora, per caso conoscete qualcuno a cui serve un pastore?)

 

Non so come abbia fatto Wonder Woman a non scoppiare a ridergli in faccia…!

 

 

Quante incomprensioni…! 

A proposito di punteggiatura...

domenica, 01 aprile 2007

PuntoInterrogativo

PuntoEsclamativo

UNO PRO PUNCTO CARUIT MARTINUS ASELLO (letteralmente Per un punto Martino perse Asello) è la frase latina corrispondente ad un modo di dire molto diffuso nella lingua italiana e radicato nella memoria orale: Per un punto Martin perse la cappa.

 

Secondo la tradizione (che risale al XVI secolo) Martino era abate del monastero di Asello. Volendo abbellire la sua abbazia, decise di apporre sul portale principale un cartello di benvenuto che recitasse:

 

Porta patens esto. Nulli claudatur honesto.

“La porta resti aperta. Non sia chiusa a nessun uomo onesto”.

 

Il messaggio era bello ed ospitale.

Purtroppo per Martino, l’artigiano incaricato del lavoro (o, in altre versioni, forse lo stesso abate), sbagliò la posizione del punto e scrisse:

 

Porta patens esto nulli. Claudatur honesto.

“La porta non rimanga aperta per nessuno! Sia chiusa all’uomo onesto!”.

 

I guai derivati a Martino da un tale errore non si limitarono ad una figuraccia. La notizia di un messaggio così contrario alla caritas christiana, infatti, raggiunse le alte sfere ecclesiastiche (e forse lo stesso Pontefice), le quali decretarono l’immediata sollevazione dell’abate, privandolo della cappa (cioè il mantello) che di tale dignità era simbolo.

A ricordare l’errore di Martino provvide il suo successore, che fece correggere il cartello ingiurioso, completandolo quindi con la frase:

 

Uno pro puncto caruit Martinus Asello (o Ob solum punctum).

“Per un punto, Martino perse Asello”

divenuto

“Per un punto, Martin perse la cappa”.

 

da Wikipedia, l’enciclopedia libera

 

 

Una leggenda come tante per dar valore all’importanza della scrittura... punteggiatura compresa!

ed estuche scrisse alle 17:58 -
riempiendo i buchi pillole o supposte di italiano, exciting, pensieri dandy, il critico come artista
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La regola del mezzo

martedì, 13 febbraio 2007

Sono le cinque e mezza o le cinque e mezzo??

“Nessuna delle due – mi risponderete voi – a meno che il tuo orologio non vada mezz’ora in avanti”

 

E allora occorre fare il punto della situazione dicendo che:

 

8 La parola ‘mezzo’, quando precede un sostantivo, ha la funzione di aggettivo, e di

      conseguenza, si accorda.

 

Esempi: Ho mangiato mezza mela.

                            È passata solo mezz’ora.

 

8 La parola ‘mezzo’, quando segue il nome, ha funzione di avverbio e poiché l’avverbio non è

      declinabile, cioè non si accorda al maschile o al femminile, si userà sempre al maschile,

      indipendentemente dal sostantivo che lo segue.

 

Esempi: Sono le sette e mezzo (7:30/19:30).

                            È l’una e mezzo (13:30/01:30).

                È mezzogiorno e mezzo (12:30).

                            È mezzanotte e mezzo (00:30).

 

 

Questa regola grammaticale mi è stata impartita dalla mia attuale insegnate di lettere che, non appena qualcuno si azzarda a dire «professoressa, è suonata la campanella: è l’una e mezza», si rivelerebbe capace di piazzare un bel 2 a quel tale che ha osato non ricordarsi quest’ormai famigerata regola per esprimersi in un corretto italiano.

 

Però, mentre la trascrivevo sul mio bel PC, mi è sorto un dubbio: non è che la mia professoressa sbagli? Ecco esposta la mia teoria a sostegno della mia tesi: dal momento che la parola ‘mezzo’ non segue direttamente il sostantivo quando si dice l’ora (c’è una bella ‘e’ di congiunzione in mezzo!), è possibile che tutta la regola dell’avverbio non conti più... sbaglio??

Non so, ho sempre odiato imparare la differenza tra un avverbio e un complemento predicativo dell’oggetto!

 

Invito quanti lo desiderano di pensarci un po’ su e di farmi sapere il loro parere (PS. affido ai professori di lettere il ruolo di guest star di questo buco).

 

Rispondete e riflettete numerosi, attenderò con ansia i vostri pareri! E non preoccupatevi di dirmi che tutto questo post è una grande mischiata: qui, non si usano mezzi termini (toh, un altro esempio!).

ed estuche scrisse alle 16:14 -
riempiendo i buchi pillole o supposte di italiano
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ANIME CLONATE

martedì, 12 dicembre 2006

Sono una giornalista “in erba”, no?? E allora, “sparatevi” questo mio articolo!

(P.S. scusate l'assonanza di parole )

 

ANIME CLONATE

 

Creare individui geneticamente omogenei: questa è la clonazione. Se ne parla così tanto al giorno d’oggi. Prima la pecora Dolly, poi lo scandalo del primo gatto clonato e chissà cosa ci preserva il futuro in questo ambito. Ma si è mai pensato alla clonazione delle anime? Eppure è un evento diffusissimo in tutte le nazioni. Scuola, televisioni e relativi programmi non fanno altro che rimpinzarci, con professori di madrelingua e corsi di inglese interattivi, sia grandi che piccini. E allora perché non ideare un bel corso multimediale di lingua italiana per imparare a dovere le coniugazioni verbali che tanto torturano noi studenti e di cui, chi più e chi meno, hanno bisogno? Ma è ovvio! È perché ormai parlare l’inglese o l’americano come fosse la propria lingua madre, sta diventando indispensabile, soprattutto nell’ambito lavorativo. Peccato, però, che questa «nuova tendenza» stia cancellando quasi del tutto la lingua madre di ogni paese, soprattutto dei più piccoli che, così, stanno rischiando l’estinzione. Con la perdita della propria lingua materna, allora, ogni popolo si ritroverà senz’anima. O, per meglio dire, ogni popolo avrà la stessa anima. Tutti parleremo fluentemente l’inglese, Inghilterra e America eserciteranno sempre più la loro supremazia anche in campo letterario e diventeremo tutti delle macchine programmate che sapranno comunicare solo in una lingua. È sempre successo così.

Ma è d’obbligo ribadire che ogni lingua caratterizza il proprio popolo, così come ogni anima caratterizza ogni persona. Se davvero vogliamo continuare ad esistere, non ci resta che valorizzare colei che rende ognuno diverso dall’altro: la nostra lingua madre.

 

Della serie: io all’italiano ci tengo! E quindi ho deciso di dare spazio in questo blog anche a delle piccole lezioni di grammatica, con la speranza di riscuotere un po’ più di successo del Grande Fratello o dell’Isola dei famosi in cui tutto si parla meno che l’italiano VERO!

 

Oggi voglio parlarvi di una lezione per la quale ho sempre avuto un occhio di riguardo:

gli accenti.

 

Tutti sanno che tra le diverse vocali che si trovano in una parola, ve n’è sempre una sulla quale la voce appoggia con più forza: questa vocale risulta accentata e, pertanto, viene chiamata vocale tonica. Tutte le altre sono vocali atone, poiché senza accento.

Non sono impazzita, non ho evidenziato delle parole solo per il gusto di dare un tocco di colore a quel tristissimo paragrafo. Le ho volute mettere in risalto per darvi un’idea di quando mettere l’accento:

 

PRIMO: l’accento è d’obbligo con le parole che hanno l’accento sull’ultima sillaba (dette tronche) costituite di due o più sillabe, naturalmente. Penso che tutti sappiate che città si scrive con l’accento sulla a, no??

 

SECONDO: non si deve mettere l’accento sulle parole di una sola sillaba. Se scrivete quì, quà, frà, sù, siete proprio messi male

 

TERZO: per riferimento alla regola precedente, ci sono dei casi eccezionali in cui l’accento si mette anche su altri monosillabi per non confonderli con parole identiche:

Esempi:

☺ dì (giorno, per distinguerlo dalla preposizione di);

☺ dà (voce del verbo dare, per distinguerla dalla preposizione da);

☺ là (avverbio di luogo, per distinguerlo dall’articolo la o dalla nota musicale omonima);

☺ lì (avverbio di luogo, per distinguerlo dalla particella pronominale li);

☺ sì (affermazione, per distinguerlo dalla particella pronominale si);

☺ [pronome personale, si scrive con l’accento ACUTO (verso destra), per distinguerlo dalla

      congiunzione se];

☺ né [negazione, si scrive con l’accento ACUTO (sempre verso destra; i comunisti possono

      fare una piccola eccezione, una volta tanto) per distinguerla dalla particella pronominale ne];

☺ è (voce del verbo essere, per distinguerlo dalla congiunzione e);

☺ tè (bevanda, per distinguerlo dal pronome te).

 

ACCENTO GRAVE (comunista), ACCENTO ACUTO (fascista)

 

La grammatica italiana riflette un po’ la politica. È sempre stato così. Esistono, infatti, delle parole e/o dei monosillabi la cui ultima vocale accentata può avere accento comunista o grave (cioè rivolto a sinistra) o accento fascista o acuto (cioè rivolto a destra).

 

Esempi di termini, monosillabi o avverbi fascisti sono:

 

dì, là, lì, più, città, gigolò, metrò, tè, cioè, ecc... + tutte le coniugazioni verbali accentate, connesse.

 

Esempi di termini, monosillabi o avverbi comunisti sono:

 

perché, poiché, finché, allorché, caffé, frappé, né, sé, ecc...

 

 

Ma io riprendeo le sagge parole dei 99 che, in “Ripetutamente”, dicono:

 

Democrazia Cristiana

ripetutamente
Partito socialista

ripetutamente
Lega e fascisti

ripetutamente
Democratici di sinistra

ripetutamente
Rifondazione Comunista

ripetutamente
L'ala presidenzialista

ripetutamente
I prefetti e ministri

ripetutamente
Vuttateve rint' ‘o cesso ripetutamente

 

Beh (e non che non esiste), spero di aver contribuito almeno un po’ alla ri-alfabetizzazione di questa Italia non più donna di provincia, ma di bordello!

 

Ci vediamo alla prossima lezione!!

 

Fino ad allora... FATTO IL MISFATTO!

ed estuche scrisse alle 19:02 -
riempiendo i buchi pillole o supposte di italiano
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