Studentessa, aspirante ingegnere informatico, scrittrice, giornalista ed essere umano (quante di tutte queste cose riuscirò a realizzare?!).
FAMIGLIA Ho per padre Don Corleone, per madre Wonder Woman e per sorella una pazza scatenata che chiamo Pizzicotta.
ODIO
i/le ragazzi/e della mia etĂ che non hanno rispetto per gli adulti e si sentono in grado di poter essere arroganti e saccenti anche con loro
Melissa P.
la storia
il formaggio stagionato
AMO
i libri (la FELTRINELLI)
la musica
il Corriere della Sera
Oscar Wilde
La linea di Alviero Martini
Le persone Dandy
Le mie migliori amiche sono Pizzicotta, F3d€R1c@ ed Esme89
Passo il 90% delle mie giornate a studiare il comportamento di una razza che gli scenziati chiamano UOMO.
Dopotutto, mi reputo modicamente pazza.
Carta di identitĂ personale
Nome: estuche
EtĂ : 18 anni
Luogo di nascita: Foggia
Data di nascita: 20 set 1989
Luogo di residenza: Foggia
Capelli: castani (e troppi!)
Occhi: castani
Altezza: 170 cm
Scuola: Ragioneria Programmatori(5° anno)
Media scolastica conseguita lo scorso anno: 8,10
Materie 'poco amate': storia, ragioneria
Materie amate davvero: Informatica, Matematica, Inglese, Lettere
Vado al massimo
Vado al massimo
Vado al massimo
Vado a gonfie vele
Yeah
A gonfie vele
A gonfie vele
Voglio proprio vedere
E voglio proprio vedere
Cioè voglio proprio vedere
Come va a finire
Ah ia ia ia ia ia
Ah ia ia ia ia ia
Voglio vedere come va a finire
Andando al massimo senza frenare
Voglio vedere se davvero poi
Si va a finir male
Meglio rischiare
Che diventare
Come quel tale
Quel tale
Che scrive sul giornale
Ah ia ia ia ia ia
Ah ia ia ia ia ia
Vado al massimo
Vado in Messico
Vado in Messico
Voglio andare a vedere
Voglio proprio vedere
Se come dice il droghiere
Laggiù van tutti a
A gonfie vele
E quest'estate invece
Di andare al mare
vado nel Messico, io
Altro che al mare
Voglio vedere se là
Davvero si può volare
Senza rischiare di cadere
D'incontrare sempre
Sempre, sempre quel tale
Quel tale
Che scrive sul giornale
Vado al massimo
Vado in Messico
Vado in Messico
Vado al massimo in Messico
Vado al Messico al massimo
ARTISTA: Vasco Rossi TITOLO: Ti prendo e ti porto via ALBUM: The Platinum Collection (disk 2)
Sai ti conosco oramai
Ho capito chi sei
Non ti importa di niente
Tu dimentichi tutto
Senza alcun rispetto
Neanche per noi
Chiedi amore così
Come a chiedere di
Di buttarsi nel cesso
Tanto tu non lo sai
Tutto quello che vuoi
Ma dove vai? Ma dove vai?
Tanto oramai sei mia
Faccio così, passo di lì
Ti prendo e ti porto via
Sei gelosa di te
Ti guardi intorno se c’è
Una vestita uguale
E’ che sedurre per te
E’ piu’ importante che
Che respirare
Starti vicino, sì
A volte capita di
Di sentirsi un po’ in forse
Ma tu li baci tutti
E lasci tutto com’è
Ma dove vai? Ma dove vai?
Tanto oramai sei mia
Faccio così, passo di lì
Ti prendo e ti porto via
Ma dove vai? Ma dove vai?
Tanto oramai sei mia
Anzi faccio così, passo di lì
Ti prendo e ti porto via
Sai ti conosco oramai
Ho capito chi sei
Non ti importa di niente
Tu te li baci tutti
E lasci tutto com’è
Ma dove vai? Ma dove vai?
Tanto oramai sei mia
Ma dove vai? Ma dove vai?
Ti prendo e ti porto via
Ma dove vai? Ma dove vai?
Tanto oramai sei mia
Anzi faccio così, quando passo di lì
Ti prendo e ti porto via
Ma dove vai?
ARTISTA: Ligabue TITOLO: Sono qui per l'amore ALBUM: Nome e Cognome (2005)
Sono qui per l’amore
Per le facce curiose che fa
Per la coda alla cassa
Con il saldo più o meno a metà
Per le gabbie di carta
E la chiave scordata in cantina
Per il giro del sangue
E per quello del vino
Sono qui per l’amore
Per difendere quello che so
Per le rampe di lancio
E lo sporco che riga gli oblò
Che nel lancio ci siamo
Con la torre controllo lontana
Con il brico sul fuoco
E la fiamma puttana
Con tutto il sangue andato a male
E poi di colpo questo andarsi bene Un solo sole che forse basterà Con tutto il sangue andato a male
E poi di colpo questo andare insieme In una vita che forse basterà
Questo andarsi bene qua...
Sono qui per l’amore
E per tutto il rumore che vuoi
E i brandelli di cielo
Che dipendono solo da noi Per quel po’ di sollievo
Che ti strappano dall’ombelico Per gli occhiali buttati
Per l’orgoglio spedito
Con la sponda di ghiaia
Che alla prima alluvione va giù Ed un nome e cognome
Che comunque resiste di più
Sono qui per l’amore
Per riempire col secchio il tuo mare
Con la barca di carta
Che non vuole affondare
Con tutto il sangue andato a male
E poi di colpo questo andarsi bene Un solo sole che forse basterà Con tutto il sangue andato a male
E poi di colpo questo andare insieme
In una vita che forse basterà
Questo andarsi bene qua...
Sono qui per l’amore
Per le facce curiose che fa
Per le giostre sfinite
Che son sempre più fuori città
Stabiliamo per sempre
Le corsie che ci mandano avanti
E prendiamo le multe
Tutti belli e cantanti
Ricorda: non serve a niente
rifugiarsi nei sogni e
dimenticarsi di vivere.
(J. K. Rowling, Harry Potter e la Pietra Filosofale)
In every life we have some trouble
But when you worry you make it double.
Don't worry, be happy.
Don't worry, be happy now.
Ogni giorno andiamo in contro a dei problemi, ma non devi preoccuparti di affrontarli.
Non preoccuparti, sii felice.
Non preoccuparti, sii felice, ora.
Femminista? No. Sdolcinata? Un pochino. Sbalordita? A dir poco.
La televisione si tinge di rosa quando viene trasmesso questo spot, è vero; ma forse è anche per questo che questa pubblicità è sbalorditiva pur poggiando le sue fondamenta sulla semplicità e sull'emozione della vita di una donna.
Dopotutto questo è il lavoro dei pubblicitari: donare forti emozioni e regalare immensi sorrisi in soli 30 secondi.
Questo spot che pubblicizza la linea del noto marchio "Calzedonia" ci riesce egregiamente, proponendo i momenti più belli e carichi di emozione della vita di ogni donna e lasciandoci, infine, con l'ennesimo pizzico di sincerità tradotto nella vista di un pancione materno e di un "SPERIAMO CHE SIA FEMMINA" impareggiabili.
Nel nome del rosa, della delicatezza e di quel "She can kill with the smile" che tanto bene riassume la magia delle donne, vi lascio ancora una volta a godere spensieratamente della bellezza di uno spot così ben fatto.
È sempre stato così, sin dalla notte dei tempi.
Arriva un giorno in cui la cosa o la persona che più ho odiato al mondo con anima e corpo, appare improvvisamente ai miei occhi come la più dolce e fantastica che Dio abbia mai chiesto alla mente umana di creare.
Quello che seguiterete a leggere, vi sbalordirà di sicuro. Posso solo assicurarvi che non c’è stato mai nulla di più vero.
ODIAVO con tutta me stessa HARRY POTTER
E non parlo di un odio fittizio: appena ne sentivo parlare, provavo una sensazione di vera e propria avversione, mi infastidiva vedere tutte quelle mie coetanee già così erudite circa la storia di quel famoso maghetto.
Insomma, io Harry Potter non potevo proprio soffrirlo!
Poi arriva una fredda sera invernale (quel 4 gennaio 2001 ormai passato alla storia). Io e don Corleone in casa, mezzi febbricitanti e annoiati, decidiamo di passare una serata alternativa: “Voglio proprio vedere di cosa parla questo famoso HARRY POTTER…!”.
E così, tra folate di vento gelido, unici a vagare per le deserte vie foggiane per vedere una delle ultime proiezioni di quel film che aveva esaurito tutti i biglietti con la sua uscita quasi un mese prima, eccoci arrivare a Laltrocinema.
Da quella sera non fui più io… e penso che ve ne siate sontuosamente accorti.
ODIAVO con tutta me stessa I LIBRI
“Leggi?”. “No, grazie” rispondevo puntata ogni volta.
La lettura non faceva per me. Tutti quei romanzetti che mi hanno sempre propinato nel corso dei primi anni della mia adolescenza, mi hanno sempre stizzita: “Olimpia e le principesse”, “Parlare a VanVera”, “La mummia che fuggì dal museo” erano testi da 100 pagine ciascuno, riempiti da caratteri cubitali, che non mi davano nessun gusto; riuscivo a divorarli in poche ore. Non c’era gusto!
E poi, eccolo, sempre e solo lui, Harry Potter, cascarmi fra le mani proprio poche settimane dopo averne visto il film. Credo che l’unica persona sulla faccia della terra ad aver letto i libri di Harry Potter (allora ne erano stati pubblicati solo quattro) nel seguente ordine, sia stata io:
4. Harry Potter e il Calice di Fuoco
1. Harry Potter e la Pietra Filosofale 2. Harry Potter e la Camera dei Segreti 3. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
Anche se ci capii ben poco in quelle 400 pagine del quarto libro di Harry Potter visto che mi ero persa solo i tre romanzi precedenti, me ne innamorai. Per la prima volta in vita mia, avevo avuto la prova tangente che la lettura è quanto di più bello esista.
ODIAVO con tutta me stessa WOLFGANG AMADEUS MOZART
E qui siamo allo stato di pazzia più puro.
Un giorno, ascoltando su un’enciclopedia multimediale, la sonata in do diesis minore op. 27 n. 2 "CHIARO DI LUNA" di Ludwig van Beethoven, capii che nel mio cuore c’era posto anche per lei: la musica classica.
Quest’amore per Beethoven mi condusse, però, ad odiare colui che, nella storia della musica, è sempre stato definito come il suo più grande rivale artistico: Wolfgang Amadeus Mozart.
E se ora amo quest’ultimo con tutta me stessa, lo devo solo alla mia insegnante di musica delle scuole medie inferiori. Portò a scuola, infatti, un film sulla vita di Mozart: Amadeus. Da quel giorno rivedo almeno una volta all’anno questo film spettacolare, che consiglio a tutti di vedere.
ODIAVO con tutta me stessa NOTRE-DAME DE PARIS
Ne avevo sentito parlare eccome!! “Il musical più spettacolare che sia mai stato prodotto negli ultimi anni”, “Un cast eccezionale per una storia d’amore senza tempo”, “Musiche di Riccardo Cocciante”.
Ne dissero tante, una migliore dell’altra! Finché non lo trasmisero per la prima volta in televisione, questo benedetto Notre-Dame de Paris.
“Che orrore”, pensai. “Eppure ne avevano parlato così bene…! Che delusione”.
Ricordo quando ho pronunciato queste parole come se fosse stato ieri: Giò di Tonno (alias Quasimodo) osannava le sue campane, claudicando per tutto il palcoscenico e cantando con quella sua voce ruggente.
Poi, un bel giorno, a casa di Esme89, riascolto quel meraviglioso colosso che è Vittorio Matteucci (alias Claude Frollo) nel suo primo “Intervento” al primo atto dell’opera… e poi: “BELLA”, la canzone del secolo, quella che qualunque donna vorrebbe sentirsi dedicata.
Da allora, iniziai a smaniare ogni qual volta sentivo parlare di Notre-Dame de Paris. Ne ho letto il romanzo tre volte e sono perfino andata al GranTeatro di Roma a vederne il musical dal vivo: spettacolare!
ODIAVO con tutta me stessa LA MATEMATICA
Quelle maledette tabelline insegnate come il cavolo alle scuole elementari, non me l’avevano mai fatta capire!
Credo che sia stata l’unica sulla faccia della terra ad imparare la tabellina del 2 così: 2 4 6 8 10 ecc… invece di:
2*0 = 0
2*1 = 2
2*2 = 4 e così via…
E ti credo che non appena mi trovavo davanti un’operazione di elevatissimo livello matematico del tipo 2*5=? non avevo idea di cosa stessimo parlando. Io non sapevo che 2*5 facesse 10; sapevo che quando arrivavo al numero che corrispondeva al quinto dito della mano sinistra, il risultato della tabellina del 2 era 10. Stop.
Quando arrivai alle scuole medie inferiori, il mio amato professor Vincenzo Rizzi (venuto a mancare proprio nel corso di quell’anno) aveva compreso le mie profonde lacune matematiche. Eppure mi è sempre stato vicino, mi ha sempre aiutata a capire che (come dice la sigla del telefilm NUMB3RS) “la matematica non è solo formule ed equazioni: è logica, è razionalità”. Dopo la sua scomparsa, il compito di farmi amare la matematica passò alla professoressa Elvira Meterangelo, che lo ha conseguito con il massimo dei risultati.
Iniziavo ad amare le sfide che presentava alla classe quando assegnava quei famosi problemi di algebra "facoltativi" perché non era necessario svolgerli se non ci si riusciva. Allora, appena tornavo a casa, partivo proprio da quelli: la mia sfida del giorno. Ed era un’immensa soddisfazione poter rispondere: “Io l’ho svolto” quando lei chiedeva “Chi ha saputo risolvere il problema facoltativo?”.
Perciò, attualmente, posso dire con certezza che la matematica mi fa impazzire, che la adoro, che insieme all’informatica è tutto per me!
E da qui, passiamo al cruccio (è troppo simpatica questa parola ) che mi tormenta già da un po’ di tempo: la facoltà da intraprendere subito dopo il diploma.
C’è chi dice che “è inutile fasciarsi la testa prima di rompersela”; della serie: “stiamo ancora a ottobre e tu pensi già all’università??”
Sì, ci penso! Perché non voglio arrivare come molti miei coetanei alle soglie delle iscrizioni accademiche senza avere la più pallida idea di cosa volerne fare di 12 anni di studio, o con la fretta di dover decidere fra delle facoltà differenti tra loro.
Ingegneria Informatica o Economia Aziendale? Questo è il dilemma…
La prima è il perfetto connubio tra le mie più grandi passioni: l’informatica e la matematica.
La seconda è la materia per la quale, come ho più volte ripetuto anche su questo blog, non smanio poi così tanto.
La ragioneria, infatti, non mi dispiace, ma nemmeno mi entusiasma. Se voglio, la ribalto così come meglio mi pare e piace: soprattutto se la studio. Perché è questo il punto: l'intera classe in cui mi ritrovo (professoressa Wally compresa) crede che io sia un'ebete in questa materia dal momento che è rimasto nella storia il mio primo 6 in pagella lo scorso anno. Nessuno riesce a capire, però, che io quel maledetto 6 lo devo a Dorian Gray, al fatto che per causa sua non mi passava nemmeno per l'anticamera del cervello di studiare quella benedetta ragioneria! Quest'anno le cose sono cambiate, la sto studiando passo passo dall'inizio e, con un po' più di difficoltà rispetto agli altri che l'hanno seguita splendidamente anche lo scorso anno, riesco a capirla. E spero di aver chiuso una volta per tutte con questo discorso.
La facoltà di Economia Aziendale sarebbe nella mia città ed io sarei circondata da tutti i miei familiari già belli e laureati in Economia Aziendale.
L’ingegneria informatica mi preoccupa un po’ perché dovrei affrontare materie come fisica e chimica che per me sarebbero arabo. Ma, dopotutto, non ci sono stuoli di ragazzi che seguono Economia Aziendale senza avere la più pallida idea della differenza che intercorre fra debiti, crediti, costi e ricavi?
So solo che, con l’intraprendenza che mi ritrovo, potrei trovarmi bene con le suddette discipline; non benissimo, certo, ma pian piano tutto può succedere.
La facoltà sarebbe ad un’ora e mezzo di treno dalla mia città e sarei la prima in tutta la famiglia ad intraprenderla. Uguale=aiuto zero se ho difficoltà.
Eppure spesso mi tornano in mente Harry Potter, i libri, Mozart, Notre-Dame, la matematica e tutte quelle cose che non avrei mai immaginato di poter amare così tanto nemmeno nei miei incubi peggiori.
Gringoire: “C’è un iscrizione là, un’incisione che
non so che cosa sia
in quella galleria.
Ditemi che significa ‘ANAΓKH”
Frollo: “Lei regna su di te ‘ANAΓKH è in greco ma per noi è FATALITÀ”
Se il mio destino, la mia ‘ANAΓKH, la mia fatalità vorrà ancora che il mio amore più grande debba essere il mio odio peggiore, e sia.
Dopotutto lo diceva anche Pierre Gringoire, poeta del romanzo-musical Notre-Dame de Paris:
Dopo ieri, serata (e nottata!!) spettacolare trascorsa con la mia amicona-amora F3d€R1c@, non posso far altro che dedicarle questa canzone, scongiurandola di evitare certe serate in futuro…!
TI VOGLIO BENE, AMORAAA!!
ARTISTA: Vasco Rossi
TITOLO: Siamo solo noi
ALBUM: Buoni o Cattivi Live Anthology (2005)
Siamo solo noi
Che andiamo a letto la mattina presto
E ci svegliamo con il mal di testa
Siamo solo noi
Che non abbiamo vita regolare
Che non ci sappiamo limitare
Siamo solo noi
Che non abbiamo più rispetto per niente
Neanche per la mente
Siamo solo noi
Quelli che poi muoiono presto
Quelli che però è lo stesso
Siamo solo noi Che non abbiamo più niente da dire
Dobbiamo solo vomitare Siamo solo noi
che non vi stiamo neanche più ad ascoltare
Siamo solo noi
Quelli che non hanno più rispetto per niente
Neanche per la gente
Siamo solo noi
Quelli che ormai non credono più a niente
E vi fregano sempre
Siamo solo noi
Che tra demonio e santità è lo stesso
Basta che ci sia posto
Siamo solo noi
Facciamo colazione anche con un toast, del resto
Siamo solo noi
Quelli che non han voglia di far niente
Rubano sempre
Siamo solo noi generazione di sconvolti
Che non han più santi né eroi
Siamo solo nooooi
Siamo solo noooooi
Siamo solo nooooooi
Ieri è ricorso il primo anniversario della scomparsa di una persona per me a dir poco importante, già tempo fa menzionata in questo stesso blog: la mia Sirio, la mia Nonna con la ‘N’ maiuscola.
Ancora una volta, dopo un anno, gli unici testi che riescono a sembrarmi idonei per ricordarla, sono pregni di ‘grazie’ e di ricordi per me insostituibili.
Il primo scaturisce dalla richiesta che mi è stata fatta, a nome di tutti i miei cugini, di scrivere qualche parola che la ricordasse. Infatti, il testo che ne è venuto fuori è molto semplice, quasi infantile, ma l’importante è che sia stato scritto col cuore.
Il secondo, lo riconoscerete tutti: è tratto dalla canzone “L’amore conta” di Ligabue.
Semplice ma speciale.
Grazie Nonna,
per tutto l’amore che ci hai donato,
per tutti i momenti belli trascorsi insieme,
per la tua simpatia, per il tuo umorismo,
per averci aiutato sempre, per averci regalato un sorriso anche nei momenti più tristi.
Il dolore per la tua assenza è molto,
ma sappiamo che rimarrai per sempre nei nostri cuori.
Fai risplendere il tuo amore per noi anche in Paradiso,
cosicché tu e nonno Giuseppe possiate essere
gli angeli più luminosi che il Signore ha voluto riavere al suo fianco.
«Estuche: scrittrice fallita ancor prima di diventarlo».
Ecco il pensiero che va a zonzo nella mia mente da un po’ di tempo a questa parte e che, soprattutto negli ultimi giorni, ha quasi avuto modo di concretizzarsi.
Il problema è questo, non c’è verso; posso essere dandy quanto mi pare e piace, posso divorare libri ad ogni ora del giorno e della notte, posso amare la Feltrinelli più di qualsiasi altra cosa al mondo, posso entrare in una libreria e sentirmi intellettualmente attratta da una quantità immane di libri, ma non raggiungo il mio scopo: non riesco a far capire a nessuno (i miei genitori compresi) quanto valga per me la scrittura.
Non so proprio più come dirlo: senza scrivere non ci so stare! Non sto bene se non scrivo qualcosa ogni giorno. Può sembrare un paradosso il fatto che a quasi 18 anni io tenga ancora un “diario segreto”, ma si tratta una mia assurda convinzione: non voglio perdere nemmeno il più stupido dei ricordi di quanto mi accade in una giornata, di come mi sento, di quanto tengo ad una persona senza scriverlo in un quaderno che riporta tutti i ricordi che la mia mente non è in grado di reggere. Non ce la faccio, è più forte di me: che sia importante o meno, che mi trovi a scuola, a casa, in treno o in auto, che siano le sei del mattino o le tre di notte, non ce la faccio: devo scrivere, voglio scrivere!
E questa mia abitudine è diventata quasi morbosa soprattutto da quando alcune persone mi hanno fatto notare che possiedo una certa attitudine a scrivere, alcuni l’hanno definito perfino un «dono» da tutelare e seguire, giorno per giorno. E il vero paradosso è che mi hanno fatto credere che tutto questo sia veritiero, che io sia davvero un gradino più in alto, rispetto a tanti altri miei coetanei, nella scrittura… ed ecco anche spiegato un po’ il motivo per cui ho aperto questo blog: un metodo per dar vita al connubio perfetto tra la mia smisurata passione per la scrittura e quella sorta di predisposizione che, in lungo e in largo, molte persone hanno messo in risalto leggendo i miei scritti, nonché un sistema per far uso dei mezzi informatici che mi fanno impazzire quasi quanto la scrittura!
Ma perché illudermi?
Ci metto passione, ci metto l’anima in tutto quello che scrivo ottenendo, come risultato, solo berciate madornali. Qualcuno ha pianto leggendo ciò che avevo scritto, altri hanno riso, ma il problema resta uno: non riesco a far capire alle persone alle quali tengo che il mio mondo è la scrittura, che per me è una ragione di vita e che non esagero affatto quando dico ciò.
Stamattina la mia professoressa di lettere spiegava sinteticamente la vita e le opere di Ugo Foscolo (ai tempi Nicolò). Una persona che aveva la sua personalissima predisposizione per la scrittura sin da piccolissimo, che ha avuto modo di studiare i classici latini e greci amandoli, immedesimandosi in essi, un uomo che ha avuto l’appoggio della madre per non lasciare incolto il proprio «dono».
E ad ogni singola parola della mia insegnante, sentivo il mio cuore frantumarsi in mille pezzi, le lacrime che quasi mi annebbiavano lavista… Ho sempre desiderato frequentare il liceo classico per studiare il latino e il greco, la mia insegnante di lettere della scuola media inferiore quasi litigò con Don Corleone per convincerlo a mandarmici, ma lui, da uomo autoritario qual è sempre stato, me l’ha impedito sin dal principio dicendomi che, se avessi voluto, avrei potuto approfondire questa passione da autodidatta… Eppure quando mi vede in piena estate, con i libri di latino tra le mani, mentre trovo un ritaglio di tempo tra una passeggiata con gli amici e una giornata di mare, mi viene contro, si infuria con me perché è assurdo che io studi!! E ALLORA PERCHÉ DIAMINE MI HAI VIETATO DI FARLO A TEMPO DEBITO, PAPÀ?? IO-CI-STO-MALE! tanto male… Lui non mi capisce e tanta altra gente continua a non capire che non scrivo mai nulla con l’intento di far del male a qualcuno (cosa che, puntualmente, accade ogni volta che pubblico qualche post più posato in questo blog).
Ed ecco la mia storia di scrittrice fallita ancor prima di diventarlo.
Senza il minimo appoggio, senza la minima comprensione, non posso sperare di arrivare mai al mio intento, non potrò mai aspettare con fiducia il giorno in cui riuscirò a far capire a tutti quanto la mia vita sia in funzione della scrittura e quanto la mia sconfinata passione sia fatalmente legata alla mia distruzione morale.
Tempo fa scrissi un tema intitolato WRITING IS EXCITING
Non fatemi credere che tutto questo sia solo il parto della mia fervida immaginazione…
ARTISTA: Milva
TITOLO: The show must go on
Gli artisti falliti sono fuori dal gioco Non ci sono mai stati o ci son stati per poco E ora parlano molto quasi a chiedere scusa
Di aver perso la chiave di una porta ormai chiusa Di un’estate lì intorno ch’è svanita in un giorno E sembrava durasse in eterno Quando han preso la scala per salire al successo Ed invece sono scesi all’inferno
And the show must go, the show must go on
And the show must go, the show must go on
Gli artisti falliti hanno un sogno proibito Un teatro con fuori scritto “tutto esaurito” E una nota sospesa con un’intonazione Che si alzi la sala e che esploda il loggione O quant’altro ci sia per andarsene via Con tre o quattro persone di scorta Tra due ali di gente se non proprio per sempre Però almeno provarlo una volta
And the show must go, the show must go on
And the show must go, the show must go on Avevo dentro un’anima da viverci tre vite Ma un cuore troppo piccolo per musiche infinite E queste dita inutili guarda dove son finite Dai tasti del mio pianoforte a una calcolatrice
And the show must go, the show must go on
And the show must go, the show must go on
Gli artisti falliti hanno il passo strisciato Per vergogna d’impronte che non hanno lasciato E una macchina fuori sempre mal posteggiata Che non sembra davvero sia mai stata lavata ed un’alba slavata da mandare affanculo Perché c’è un nuovo giorno nel pugno E una birra ghiacciata da gelarci l’inferno
Perché loro siamo tutti o nessuno
Stamattina alle 6:00 Esme89, F3d€R1c@, la combriccola del Blasco & Co. sono partiti in gita per Genova e le cinque terre... Come farò quattro giorni senza di loro??
Mi sento solaaaa...!!!
Ma a farmi compagnia ci sono i primi versi della canzone “Put your records on” di Corinne Bailey Rae
“Three little birds sat on my window
And they told me I don’t need to worry”.
“Tre uccellini si sono seduti sulla mia finestra
E mi hanno detto che non c’è bisogno che io mi preoccupi”.
La combriccola del Blasco ieri sera ha colpito ancora
I suoi mitici partecipanti sono: F3d€R1c@, Michele, Vittorio, Simone, Stefano, Paolo e... io
Questo sì che è stato un sabato sera tra amici!!
ARTISTA:Vasco Rossi
TITOLO: Blasco
ALBUM: Rewind (1999)
La combriccola del Blasco
si è fermata dentro a un bosco
che nessuno aveva voglia di abitare
Fu così che per dispetto
che qualcuno da su un tetto
tutto a un tratto da sul tetto si mise a urlare
Guardate l'animale
Guardate l'ANIMAAALEEEEEEEE!!!!
La combriccola del Blasco
era poco più di un pugno
ma se si stringeva colpiva molto duro
Fu così che per non fare
per non fare troppo male
lasciò il bosco per un posto pi&