domenica, 13 luglio 2008
"Quando colui che ascolta non capisce colui che parla e colui che parla non sa cosa stia dicendo. Questa è filosofia."
Voltaire
STARE CON LE STELLE
martedì, 08 luglio 2008

Erano in quattro ieri sera. C’era la dark, c’era la perfettina, c’era lo spirito libero e, infine, c’era la secchiona. Quattro personalità così apparentemente diverse, ma unite da un qualcosa di speciale: l’amicizia.
Ridevano, scherzavano, mangiavano qualcosa insieme e scambiavano pareri, pensieri, parole; sembravano stare con le stelle. Non credo di aver mai provato tanta invidia in vita mia come ieri sera. Mi chiedevo: “e la mia dark? il mio spirito libero? e tutti gli altri, che fine hanno fatto?”. Mi hanno davvero lasciata ad invidiare un gruppo di quattro amiche che riescono ancora a passare una serata spensierata insieme, senza dover correre, scappare, fuggire, per andare incontro ad altri impegni? ad altre persone…?
La mia forsennata ricerca della celeberrima “pazza anima gemella” non credete derivi da quell’orrenda sensazione, sempre più palpabile, di ritrovarmi SOLA?
Una volta qualcuno mi disse: “Non perché i tuoi amici non sono sempre presenti vuol dire che non ci siano”… sarà… ma se già la situazione è questa, cosa accadrà a settembre quando l’università ci dividerà forzatamente? Non riesco a dimenticare l’assenza delle mie amiche in giorni fondamentali: quando dopo sette anni ho avuto l’OK per togliere il busto; quando abbiamo conosciuto il risultato degli scritti degli esami di Stato; quando abbiamo terminato l’ultima prova orale insieme.
Per cinque anni ho posto l’oro della mia vita, quel poco di buono che c’è in me, nelle mani di pochissime persone; le stesse persone con le quali ho sempre condiviso tutto, gioie e dolori, lacrime e risate, litigi e rappacificamenti, studio ed abbuffate… e mai come ora sono d’accordo con il prof. di diritto che diceva: “condividere vuol dire stare con le stelle”. Allora ridevamo al sentire queste parole. Ma certi affetti hanno palesato tante cose… ed io so che, delle mie stelle, ho – ed avrò per sempre – ancora tanto bisogno.
Perché è vero che
la vita non è nulla senza l’amicizia.
IL TORMENTO DEL... RIMORSO
mercoledì, 02 luglio 2008
Ieri ero nella cosiddetta Piazzetta di Foggia ad assistere all’incontro con la scrittrice (foggiana) di Giulietta Squeenz: Pulsatilla.
Sempre la solita (e piacevole) matta! 
Mentre ero in piedi ad ascoltar leggere un passo del libro Giulietta Squeenz proprio dalla sua autrice, sento improvvisamente una mano sulla mia spalla destra e qualcuno che mi dice: “E tu, sei diventata scrittrice?”. Mi volto e vedo la mia professoressa del biennio di scienze della natura… quanto tempo è passato! 
La nostra conversazione, purtroppo, si è interrotta lì, dal momento che eravamo entrambe troppo prese dalla audace dialettica di Pulsatilla.
Tuttavia, mentre sentivo parlare quella ragazza, per di più mia concittadina, la mia mente è tornata per un istante a circa due anni fa.
Ho rivisto una Giuliana (non ancora estuche) capellona, che attendeva trepidante l’arrivo del prof. Rotundo, nel corridoio del corso C, con alcuni fogli in mano… i fogli che contenevano i primi due capitoli del suo “libro” (non ho mai accettato troppo l’idea di chiamarlo così... dopotutto, l'ho pur sempre scritto io!
).
Eppure, a quell’immagine piena di gioia ed entusiasmo, se n’è subito contrapposta una di delusione e totale diniego: i miei amici di classe che prendevano in giro il mio primo grande risultato, lavoro di ben nove mesi.
Fu allora che capii che non potevo chiederne la pubblicazione: non ero pronta alle critiche, non avrei mai potuto esserlo. E, pertanto, lo lasciai morire lì, nel dimenticatoio.
A distanza di due anni, spesso, mi capita di ripensarci; la malinconia prende un po’ il sopravvento, però passa, alla fine… 
La decisione presa infine credo sia stata giusta dal momento che il mio più grande difetto è quello di non aver mai saputo accettare le critiche. 
Ma, d’altro canto, ogni tanto penso: e se…? 
ESTUCHE SMIELATA
sabato, 14 giugno 2008
NEL SOGNO
...ed io ti porterò con me a camminare scalzi sulla riva di quelle spiagge da sogno dove la luce del tramonto accarezzerà la tua bellezza perdendosi tra i tuoi capelli mentre la schiuma delle onde che vengno a morire a riva accarezza i tuoi piedi rinascendo in te.
Ti prenderò per mano e ti accomapagnerò a quel tavolo, là dove la sabbia finisce e la roccia l'abbraccia...starò seduto lì a perdermi nei tuoi occhi incantato dalla luce del tuo sorriso e dalla musica della tua voce.
Resterò così ammirandoti sorseggiare dello champagne in un calice, morendo sulle tue labbra che accarezzano il bicchiere.
Sentirò il calore del tuo corpo accanto al mio, respirando il profumo della tua pelle.
Chiederò al cielo di vivere in un sogno che non finisca mai.
Gab

...splendide parole, tratte dalla penna (e dal blog) di Gab, che fanno sognare
...uff... perché sono così sdolcinata?! 
domenica, 18 maggio 2008
Una persona aveva un padre molto amato, ma anche abbastanza premuroso ed iperprotettivo. Un giorno, al suo compleanno, con i fratelli assieme al regalo gli consegnarono anche questa famosa poesia scritta su di una piccola pergamena. Lui capì, apprezzò molto e la appese in bella vista nel posto dove lavorava. Spero che questo brano possa offrire qualche spunto di riflessione. I rapporti fra genitori e figli, per definizione, non sono semplici.
I tuoi figli non sono figli tuoi,
sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo,
ma non li crei.
Sono vicino a te,
ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
ma non alla loro anima,
perché la loro anima abita
nella casa dell’avvenire
dove a te non è dato entrare
neppure con il sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro,
ma non volere che essi assomiglino a te,
perché la loro vita non ritorna
indietro e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.
Kahlil Gibran
(Bsharri, 6 gennaio 1883 – New York, 10 aprile 1931)
venerdì, 09 maggio 2008
L'uomo è il fuoco, e la donna è la stoppa: viene il diavolo e soffia
(I Malavoglia, Giovanni Verga)
PERCHE' LA SETTIMANA HA SETTE GIORNI!!!
lunedì, 28 aprile 2008
LA GENESI
All’inizio era il Verbo… Il complemento oggetto venne molto tempo dopo.
Si era nella notte dei tempi, e Dio era ancora immensamente piccolo.
Quella sera i suoi genitori, il Signore e la Signora Padreterno, erano invitati a una festa in maschera da Manitù. Per animare un poco la serata si erano vestiti da cow boy, perché a quelle feste ci si annoiava molto: ogni due valzer c’era una danza della pioggia!
Il piccolo Dio doveva restare solo a casa.
« Ho paura » aveva detto.
« Alla tua età?! » aveva risposto il papà. « Hai quasi un miliardo di anni… Sei un uomo ormai! ».
« Cos’è un uomo? » aveva chiesto Dio.
« Boh » avevano risposto i genitori, ed erano usciti.
Ora il piccolo Dio era nel suo lettino con gli occhi sbarrati. Nel buio, perché la luce non c’era, e col triangolo sul comodino, non perché aveva forato ma perché a dormire col triangolo in testa si bucava tutto il cuscino.
Dopo tre millenni che tentava di dormire, si alzò per andare in cucina. Ma la cucina non c’era. Il frigo non c’era, la televisione non c’era, il Lego non c’era… Non c’era nulla, ma proprio nulla di nulla: e infatti era il nulla assoluto.
Allora il piccolo Dio prese le formine e andò in giardino a creare.
[…] Ed ecco che il piccolo Dio creò la luce. La fece dodici ore sì e dodici ore no, perché il papà gli aveva detto: « Poi la bolletta la pago io! ».
E dopo la luce creò acqua, gas e telefono.
Poi creò delle palle e le appese immobili nel cielo. Poi le fece girare, e subito fu un gran giramento di palle.
Poi passò agli animali.
Col pongo fece il maiale, e non gli avanzò nulla: non dovette buttare neanche un pezzettino di pongo. E allora disse:
« Col maiale non si butta nulla ».
Poi Dio creò il cane e la sua famiglia: iene, coyote, lupi. E subito il più fetente di questi, lo sciacallo, andò dal maiale e disse: « Sei un porco ».
« Eh già, » rispose il maiale « ha parlato l’ermellino! ».
E Dio li guardò soddisfatto e disse:
« Ora ho creato cani e porci ».
Ma era solo agli inizi.
Allora Dio creò un animale che stava sempre zitto, e disse:
« Questo è muto come un pesce » e lo chiamò pesce.
Poi scivolò e ci cadde sopra, e fece la sogliola.
Poi Dio creò il Panda, ma solo per la città: per i viaggi lunghi creò la Thema diesel.
[…] Poi creò il coccodrillo, e subito dopo la maglietta. Così mise il coccodrillo sulla maglietta, e fu un grande successo.
[…] Poi Dio fece la piovra, che subito gli chiese l’appalto per il dromedario, perché con quelli con la gobba la piovra ci andava d’accordo fin da allora.
Poi Dio fece il toro, ma si sbagliò e gli fece le corna, e disse: « Porca vacca », e marchiò così la povera vacca per sempre.
Poi Dio fece il cervo, ma si sbagliò ancora e gli fece le corna, e disse: « Porca vacca », e alla vaca gli cominciarono a girare i rognoni, e disse: « Va be’, ma perché sempre io? ».
Dopo sei giorni passati a fare animali, Dio si stancò e andò altrove, a creare un universo di trenini elettrici. Creò vagoni, rotaie, locomotive, e anche i ferrovieri, che divennero padroni di quell’universo e adoravano come profeta il direttore generale delle ferrovie dello Stato.
E Dio creò la settimana corta, perché questa volta ci aveva messo solo quattro giorni per fare tutto, e disse: « Sto migliorando… ».
Quando tornarono i genitori, dopo un milione di anni, papà Padreterno disse:
« Guarda che finimondo! Ma benedetto Dio! »
E Dio rispose: « Oui, c’est moi! ».
« Tu guardi troppa pubblicità » disse suo papà. E la mamma disse: « Andiamo a dormire, domani ci penso io a rimettere tutto a posto ».
E noi siamo ancora qua ad aspettare che suoni la sveglia…
(da Parola di Giobbe, di Giobbe Covatta)
SOCRATE DOCET
lunedì, 07 aprile 2008
Io so di non sapere.
(da Platone, Apologia di Socrate)
ELECTION TIME
domenica, 06 aprile 2008
I cattivi rappresentanti sono eletti dai bravi cittadini che non votano...
(G.J.Nathan)
venerdì, 22 febbraio 2008
Maledetti,
trafitti dalla passione,
l'Amore ci sopravvive
e l'Arte ci rende immortali.
(Wolfgang Goethe)
PRENDERLA CON FILOSOFIA
giovedì, 17 gennaio 2008
PERCHE' LA VITA VA PRESA CON FILOSOFIA... 
Ricorda: non serve a niente
rifugiarsi nei sogni e
dimenticarsi di vivere.
(J. K. Rowling, Harry Potter e la Pietra Filosofale)
In every life we have some trouble
But when you worry you make it double.
Don't worry, be happy.
Don't worry, be happy now.
Ogni giorno andiamo in contro a dei problemi, ma non devi preoccuparti di affrontarli.
Non preoccuparti, sii felice.
Non preoccuparti, sii felice, ora.
(Don't worry, be happy, Bobby Mc Ferrin)
Sapere aude.
Osa sapere.
(Victor Hugo, Notre-Dame de Paris)
ERRATA CORRIGE: WEEKEND DI PASSIONE
sabato, 27 ottobre 2007
Signore, ti ringrazio di avermi fatto provare le difficoltà,
perché ho imparato l'arte di sopravvivere.
Ti ringrazio di avermi fatto incontrare l'arroganza,
perché ho capito il valore dell'umiltà.
Ti ringrazio di avermi concesso la sofferenza,
perché ho diviso il pane della solidarietà.
Ora vorrei rivolgerti una preghiera:

...non sarebbe possibile una botta di culo??
martedì, 16 ottobre 2007

16 OTTOBRE 1854
BUON COMPLEANNO, OSCAR!
Ci sono al mondo due categorie di individui: coloro che credono nell'incredibile, come gli altri, e coloro che fanno l'improbabile, come me.
(Oscar Wilde, Una donna senza importanza)
La lacrima è assicurata
giovedì, 12 luglio 2007
« Sciledde! » esclamò Neville, lo sguardo fisso oltre le spalle di Harry, il viso sudato di colpo raggiante.
« Che cosa?
« Sciledde! »
Harry si voltò. Albus Silente era comparso sopra di loro, stagliato sulla soglia della Stanza dei Cervelli, la bacchetta levata, il volto pallido e furente. Harry si sentì attraversare da una sorta di scarica elettrica… erano salvi.
Silente scese i gradini in fretta, passando accanto a Neville e Harry, che ormai non avevano più alcuna intenzione di andarsene. Era già ai piedi della gradinata quando i Mangiamorte più vicini si accorsero della sua presenza e urlarono un avvertimento. Uno tentò di scappare, arrampicandosi come una scimmia sui gradini di pietra. L’incantesimo di Silente lo trasse indietro senza sforzo, come se lo avesse agganciato con una lenza invisibile…
Soltanto due continuavano a combattere, a quel che pareva ignari del nuovo arrivo. Harry vide Sirius schivare il fiotto di luce rossa di Bellatrix e deriderla.
« Avanti, puoi fare di meglio! » le gridò, la voce echeggiante nella vastissima sala.
Il secondo getto luminoso lo colpì in pieno petto.
La risata non gli si era ancora spenta sul viso, ma il colpo gli fece sgranare gli occhi.
Senza rendersene conto, Harry lasciò andare Neville. Scese di nuovo a balzi i gradini ed estrasse la bacchetta, mentre anche Silente si voltava verso la piattaforma.
Sirius parve impiegare un’eternità a toccare terra: il suo corpo si piegò con grazia e cadde all’indietro oltre il velo logoro appeso all’arco.
Harry colse un misto di paura e stupore sul suo volto sciupato, un tempo così attraente, mentre varcava l’antica soglia e spariva dietro il velo, che per un momento ondeggiò come scosso da un forte vento, poi ricadde immobile.
Udì l’urlo di trionfo di Bellatrix Lestrange, ma sapeva che non significava niente… Sirius era solo caduto al di là dell’arco, da un momento all’altro sarebbe ricomparso…
Ma Sirius non ricomparve.
« Sirius! » urlò Harry. « Sirius! »
Era in fondo ai gradini, il fiato mozzo, i polmoni in fiamme. Di sicuro Sirius era dietro la tenda, lui, Harry, l’avrebbe tirato fuori…
Fece per lanciarsi verso la piattaforma, ma Lupin lo bloccò, circondandolo con le braccia, e lo trattenne.
« Non puoi fare niente, Harry… »
« Fermalo… salvalo… è appena passato…! »
« …è troppo tardi, Harry »
« Possiamo ancora raggiungerlo… » Harry si divincolò con violenza, ma Lupin non lo lasciò andare…
« Non puoi fare più niente, Harry… niente… se n’è andato ».
Harry Potter e l’Ordine della Fenice
Capitolo 35, Oltre il velo
Pagg. 746-747
Torniamo a recensire...
mercoledì, 11 luglio 2007
Harry Potter e l’Ordine della Fenice è il quinto dei sette libri (uno non ancora pubblicato) appartenente alla saga di Harry Potter, un giovane mago ormai 15enne che frequenta il suo quinto anno alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.
La scrittrice Joanne Kethleen Rowling, che grazie alle avventure di Harry Potter è attualmente la donna più ricca del Regno Unito dopo la Regina Elisabetta, scrive storie da quando era bambina ed ha sempre desiderato diventare scrittrice. L’ispirazione per Harry Potter le venne anni fa su un treno da Manchester a Londra: arrivata alla stazione di King’s Cross (nota nei sui libri come la stazione che ospita il Binario 9 ¾ dal quale parte l’Espresso per Hogwarts, il treno invisibile all’occhio umano dei non-maghi comunemente chiamati Babbani e diretto alla Scuola di Magia), quasi tutti i personaggi avevano già acquistato carattere.
Pubblicato dalla Salani Editore e appartenente al genere fantastico, il quinto romanzo di Harry Potter è la continua del quarto volume della saga che aveva lasciato i numerosi lettori delle avventure del giovane mago con i suoi inseparabili amici, Ron Weasley e Hermione Granger, con il fiato sospeso: Lord Voldemort, il più temuto stregone degli ultimi cent’anni, era tornato. Di tutte le cose insolite di Harry Potter, la cicatrice a forma di saetta che aveva sulla fronte era la più straordinaria. Non era, come i Dursley (i suoi unici parenti tutti e tre Babbani e con un atteggiamento davvero medievale nei confronti della magia) avevano sostenuto per dieci anni, il segno dell’incidente d’auto in cui erano morti i genitori di Harry; perché Lily e James Potter non erano morti in un incidente. Erano stati uccisi proprio da Lord Voldemort. Ma Harry era scampato dal suo attacco senz’altro segno che quella cicatrice: la maledizione di Voldemort, invece di ucciderlo, si era ritorta contro chi l’aveva scagliata e, più morto che vivo, lo stregone era fuggito…
Ma lo scorso anno era tornato più temibile e orrendo che mai, intenzionato a ricostruire il suo esercito formato da giganti, maghi, streghe e dissennatori (orribili creature senza piedi o volto visibili sotto una lunga veste nera, che risucchiano via la felicità, e quindi l’anima, dalla bocca di chi viene baciato da loro). Ma la cosa che più Voldemort desidera ottenere agendo in segreto è un’arma, una cosa che l’ultima volta non aveva.
Qualcosa, però, è cambiato anche in Harry. Ormai 15enne viene divorato da frustrazione, dalla rabbia e dall’ansia di ribellione tipiche dell’età adolescenziale.
In questo travolgente romanzo ambientato come sempre nella Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, J. K. Rowling non cessa di stupire i suoi lettori. Tessendo un’altra stupefacente trama riesce, questa volta, a dar voce alle inquietudini dell’adolescenza, ad arricchire il suo già mirabolante universo di nuove creature e di nuov indimenticabili personaggi, e anche a mettere in guardia il lettore contro la stupidità del potere e di chi lo usa per combattere il talento, il coraggio, la fantasia e la diversità.