Un PALAZZO è per sempre

sabato, 09 dicembre 2006

La mia Sacra Famiglia è composta da quattro esemplari (me compresa) in via d’estinzione visto il repentino susseguirsi ed evolversi delle generazioni Palazzo. Non conto, ovviamente, zii, cugini, “nonna” (l’unica che mi è rimasta), prozii, neo procugini e quant’altro... non sto qui per fare il mio l’albero genealogico al completo, per vostra fortuna.

 

 

Nel mio profilo ho scritto che ho per padre Don Corleone, per madre Wonder Woman e per sorella Pizzicotta: non sono impazzita come Melissa P. che scrive “A mia madre foresta, a mia sorella tempesta, a mia nonna madonna”; ve lo giuro, non ci tengo proprio ad emularla! Si tratta solo delle mie solite frasi pazze, niente di particolare... E per ogni modica pazzia che si rispetti, inizierò a parlarvi dei soggetti che compongono la famiglia Palazzo, a partire dal Capo:

 

DON CORLEONE

 

            Mio padre è un mito (non per niente, io sono la sua perfetta copia )! Descriverlo in poche parole sarebbe impossibile, vista l’ampia gamma di prerogative che lo contraddistinguono. La cosa che più mi galvanizza, al momento, è parlare mentre lui si trova a meno di tre metri di distanza da dove sono io; immagino già la reazione che avrebbe se gli dicessi che sto aggiungendo un post al mio blog («A cosaaaaa???») in cui parlo anche di lui; della serie: la cosa più banale diventa deliziosa se solamente la si nasconde.

Le sue passioni sono la pesca, i film ambientati nell'antica roma (BEN HUR in primis) e la sua famiglia.

Il motivo per cui lo chiamiamo Don Corleone? Mio padre ha la straordinaria virtù di possedere un’influenza meravigliosa, innegabilmente diretta al bene. Con questo non voglio di certo dire che il famoso Padrino, capo mafioso newyorchese, fosse un esempio tangibile di bontà e onestà, ma di rispetto e influenza, sì. L’unica vera differenza tra mio padre e il Padrino è che quest’ultimo era solito usare la violenza per ottenere il rispetto e l’influenza di cui si parlava prima. Mio padre, invece, sa farsi rispettare senza essere volgare o violento, sa sempre cosa dire e come comportarsi in base al contesto in cui si trova, ha una strabiliante influenza sulle persone e conoscerlo vuol dire credergli! Parlare con lui è come suonare un violino perfetto che risponde ad ogni tocco e fremito dell’archetto. A volte diventa un po’ logorroico – lo ammetto – oppure spesso mi capita di avere discussioni con lui in cui mi sembra impossibile credere alle sue parole per me inconcepibili, però sono sempre scambi di vedute che mi fanno crescere moralmente e mi danno la possibilità di avere una soddisfazione inesprimibile quando mi capita di riuscire a persuaderlo con le mie idee (il che è tutto dire!).

Insomma, mio padre è me in versione “over50” e maschile... una delle poche cose che non abbiamo in comune è la massa di capelli che io ho in più rispetto a lui .

Però, mi raccomando, non abbiate di lui una visione austera e autoritaria; è un vero uomo, simpatico, sincero e influente al quale ogni tanto, nei momenti più fervidi, basta dire “Don Corleone, baciamo le mani” per fargli tornare il sorriso.

 

 

WONDER WOMAN

 

            Mia madre è un mito (e non lo dico per par condicio)! È incredibile come una donna così tranquilla e composta possa essere, nel contempo, determinata e sicura di sé. Mia madre ha degli occhi color caffé bellissimi, profondi e accesi. I suoi capelli sono corvini e sembra che una rosa le tremi nel sangue per dar colore alle sue labbra. Tranquilla e “avventata”: ha stile mia madre. Ecco perché la chiamiamo Wonder Woman. E poi una cosa che ammiro tanto in lei è l’attenzione che da tanto alla cura dell’anima quanto a quella dell’aspetto. Se vi capiterà di incontrarla per strada, la riconoscerete subito: vedrete una donna che, come essere umano che si rispetti, non è perfetta ma che, nella sua semplicità, mi ha donato la vita e cui io, in cambio, cerco di donare tutto ciò che vi è di buono in me.

 

PIZZICOTTA

 

            Mia sorella è pazza (come la sottoscritta)! A quanti di voi è capitato di vedere la puntata dei Simpson in cui Homer ha in casa come insolito animale domestico un’aragosta che si chiama Pizzicotta? È proprio da lì che ha avuto origine il soprannome della mia sorella tutta matta, come me. Non mi dà di certo l’impressione di un’aragosta, su questo non c’è dubbio, però l’assonanza del suo carattere con il appellativo Pizzicotta non so perché ma, secondo me, ci sta tutta! Mi picchierà a sangue (è solo un modo di dire, eh!) quando le dirò che ho scritto certe cose su di lei sul mio blog (a proposito, devo dirle che ho aperto un blog!) dal momento che è piuttosto timida, però sono sicura che le passerà così come le verrà (riguardo a questa frase, mi viene in mente un “detto” foggiano che esprime molto bene il senso della stessa e che mi sembra fare un torto alle mie origini foggiane non riportare fra queste parentesi, vista la sua tremenda veridicità: accussì com’ s’angazz, accussì s’ scazz. Perdonate la mancanza di aulicità). Trova sempre un qualcosa da criticarsi, ma in fondo credo che tutto questo suo comportamento faccia capo ad una frase che, personalmente, adoro per la sua agghiacciante realtà: esiste una voluttà particolare nell’autocritica; è come se, nell’accusare noi stessi, nessun altro avesse il diritto di farlo.

Insomma, la mia Pizzicottina è proprio una giöia. Beata me che ce l’ho come sorella e come amica!!

 

Piccola precisazione post-post (perdonate il gioco di parole): ogni essere umano è pieno di vizi e virtù, ma non veniamo messi al mondo per sciorinare i nostri pregiudizi morali. Con questo voglio spiegare perché ho parlato solo delle virtù dei miei familiari, piuttosto che delle loro piccole mancanze. Ma, dopotutto, chi non ha le proprie?? Perciò ho preferito tralasciarle per dare ampio respiro a tutte quelle piccole peculiarità che rendono la mia vita piena di importanza.

Arriverà il giorno in cui, per un motivo qualsiasi, scriverò qualcosa di un po’ più amaro nei loro confronti, ne sono certa; resto pur sempre una figlia e una sorella minore.

 

In ogni caso, fino ad allora... FATTO IL MISFATTO

 

P.S. Tutte le frasi in corsivo (fatta eccezione dei nomi) sono tratte da Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde.

N.B. La scritta "FAMIGLIARIZZANDO" è fatta di proposito

ed estuche scrisse alle 12:31 -
riempiendo i buchi famigliarizzando
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